Grappoli di NebbioloIl gusto rivela i segreti del palato.

Bere è ingoiare un liquido e farlo passare dalla bocca allo stomaco.

Nelle degustazioni tecniche è ovvio che il degustatore non beve il vino in quanto gli è sufficiente, dopo aver assunto in bocca un piccolo sorso, farlo ruotare con la lingua sul palato, fino al retrobocca, per captarne la qualità; dopo di che il vino viene “sputato”. E sputare un vino buono, agli occhi dei non iniziati, sembra addirittura scandaloso!

Ma per conoscere il vino, per riconoscere i difetti ed apprezzarne la qualità, per collocarlo al suo giusto livello, per conoscerne l’evoluzione o infine per riunire quegli elementi che permettono di descriverlo, non c’è bisogno in effetti di trangugiare.

Il degustatore che ha misurato la sua debolezza con le forze seducenti ed inebrianti del vino, s’impone sempre di “sputare” per mantenere la testa fredda.

Ma il gusto che cos’è? Ben poca cosa in confronto con gli altri sensi.

Tutto si riduce alla percezione di quattro sapori, quattro sapori soltanto quando l’occhio vede, l’odorato percepisce e l’udito ascolta migliaia e migliaia di sensazioni. Il dolce, il salato, l’amaro e l’acido, ecco le quattro note del gusto, le cui variazioni derivano da più o meno forte intensità.

La lingua e le papille gustative compongono l’apparecchio del gusto con una rapidità e sensibilità straordinaria di percezione. Raggruppate per affinità sensitiva le papille sono disposte sulla superficie della lingua e distinte in lungiformi e caliciformi, secondo la struttura. Le sostanze amare sono sentite nella parte posteriore della lingua, quelle acide al centro ed ai bordi; il dolce solo sulla punta, il salato ai bordi ed in avanti fino al confine con la zona dolce.

In pratica però il gusto funziona in modo diverso, in quanto comunicando la bocca con le fosse nasali, è aiutato nelle sue attività dall’odorato; potremmo addirittura definirlo “gusto olfattivo”.

Ma allora il gusto, si potrebbe obiettare, è soltanto il repertorio di una quaterna di sapori? In teoria è solo questo, ma in pratica è ben altra cosa e queste sensazioni ora gustative ora olfattive che caratterizzano il consumo di un vino o di un piatto divengono nell’accezione del termine un senso della cultura, ed il gusto è il senso estetico della cultura, quello che dà indicazioni sul bello nella sua totalità, naturale, etica ed artistica.

testi tratti da “Il barolo come lo sento io” di M. Martinelli (ed. Sagittario 1993)

Su Massimo Martinelli

I was born near a river, the biggest Italian river, the Po, in a zone where it is already majestic ald solemn. Rivers have been signs and nests for civilisation. To me this is a great cultural honor because the ancient cultures were linked to the rivers, and events in history have often happened on water. Rivers have been ways for transports and commerce, and ideas also; from them I learned that things go, but they don't come back.
So I have a "liquid" sensibility, and I strongly prefer wine to water. I intensely study it. Either as a producer, in the Renato Ratti firm in Annunziata di La Morra, in the core of the land of Barolo, or in writing and talking (courses of wine-testing, of cooking); the titles of my books are well-known (perhaps because they are difficult to find): Wine-testing (Quaderni del Museo Ratti dei Vini di Alba 1975), Langhe cooking wine (edizioni Antoroto-Mondovì 1977). I also gather wine labels; my collection is very interesting. It is composed by around fifty thousand labels.
In the Langhe, in the land of Barolo I have found a very peaceful life.
Massimo Martinelli

-------------------------

Sono nato in riva ad un fiume, il più grande fiume d'Italia, il Po, in un punto in cui è già maestoso ed imponente. I fiumi sono stati i segni e le culle della civiltà. Per me ciò costituisce un grande privilegio culturale essendo le antiche civiltà collegate ai fiumi, come le vicende dell'umanità che si sono svolte lungo i corsi d'acqua! I fiumi inoltre hanno permesso rapidità di scambi commerciali e di idee, per questo so che le cose vanno e non ritornano.
Ho quindi il senso "liquido" e preferisco decisamente il vino all'acqua. Ad esso infatti mi dedico con accanimento. Sia come produzione, nelle Cantine Renato Ratti all'Annunziata di La Morra, nel cuore del Barolo, sia con scritti o interventi divulgativi (corsi di degustazione, di conoscenza, di cucina), con titoli ormai prestigiosi (anche perché introvabili), quali La degustazione (Quaderni del Museo Ratti dei Vini di Alba 1975), Langhe cucina vino (edizioni Antoroto-Mondovì 1977). Ed ancora raccogliendo le etichette dei vini, oggetto di collezione che può essere considerata fra le più interessanti, con circa 50 mila esemplari.
Nelle Langhe, nelle terre del Barolo ho trovato una grande oasi di pace.
Massimo Martinelli

Cosa ne pensi?

*