Le occhiate, nell’ombra, hanno il
dolce dell’uva.
(C. Pavese, La cena triste)

 

Merenda sui pratiChe ne dite di uno spuntino in aperta campagna? Non quelli della domenica, per carità, quando brigate di turisti famlici bivaccano quasi sul ciglio della strada, ricreando in pochi metri quadrati il tinello di casa.

Una meranda, invece, semplice come quella di un tempo che si consumava all’ombra del gelso o del filare o al limitare del bosco; un momento di riposo per ritemprare il corpo e poi riprendere il lavoro fino alle incipienti ombre della notte. La giornata lavorativa fino agli anni Sessanta (e qualche volta ancora adesso), seguiva ritmi antichi, legata com’era ai cicli stagionali e al sole. D’estate si lavorava al fresco del mattino e della sera; nelle prime ore pomeridiane, verso le sei (non c’era l’ora legale) si faceva una piccola sosta per consumare la merenda sinoìra, lo spuntino che sostituiva anche la cena.

Quella che sottopongo alla vostra attenzione è un tantino meno frugale dell’insalata e uovo sodo e un pezzetto di formaggio dei nostri nonni e certamente più elegante se avrete cura di stendere sull’erba una tovaglia bianca di bucato e di portare con voi una buona riserva di vini.

Adagiatevi per terra ed iniziate con la carpionata di zucchine, stuzzicosa e garibaldina. Passate poi al più tranquillo tonno di coniglio guarnito con una fresca insalitina di sarsèt (valerianella), quindi ad una fetta di sacoccia di vitello ripiena di gustose erbette.

Non possono mancare i formaggi del cuneese: Raschera, Bra tenero e duro, Castelmagno e Murazzano, chiamato anche toma d’Alba o robiola per il leggero colore rosso della crosta nelle forme stagionate. Il disciplinare delle denominazioni d’origine chiama la robiola: Murazzano, ma io la chiamo La Morra, o meglio de la Mora come ebbe già a menzionarla Bartolomeo da Confienza, che nel lontano 1477 elencava per primo i principali formaggi d’Italia nella sua Summa Lacticiniorum. Questa formaggetta pecorina portava dunque il nome di questo paese )nelle cartine geografiche del tempo si legge Mora) e Bartolomeo di Confienza frequentava la corte dei Savoia di Torino.

Per chiudere, il salame del Papa, un rotolo dolce da tagliare in medaglioni succulenti.

Con le zucchine e le carni fredde ho scelto il Freisa delle Langhe e con i formaggi, naturalmente, il Barolo; il Moscato d’Asti col dolce. Lo spuntino è fatto, al seguito della scampagnata pensateci voi.

Su Armando Gambera

Graduated in chemistry near the University of Turin, he is university professor of chemistry in the secondary schools: Armando Gambera is cheese taster and Vice president of ONAF (National Organization Cheese Tasters); he organize lessons of wines and cheese tasting and training courses of cooking near the restaurants of Langa. From the cooking courses he has extracted two prescription pads: "Cooking with the wine" and "Autumn Kitchen".

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Laureato in chimica presso l’Università di Torino, è professore di chimica nelle scuole superiori. Da parecchi anni si dedica allo studio e alla ricerca nel campo della cucina, dei vini e dei formaggi, in particolare delle Langhe. Collabora alle guide del settore pubblicate dallo Slow Food ("Osteria d’Italia", "Le strade del Barolo", "Barolo e Barbaresco", "Guida delle Langhe e del Roero", "Le ricette delle osterie di Langa", "Formaggi d’Europa"). Per la Cantina Comunale di La Morra ha scritto i libri: "La cucina e i vini di La Morra", "La vigna in etichetta, storia del Barolo di La Morra". Su "Il grande libro della cucina di Alba", edito dalla Famija Albeisa, compare la sua monografia "La cucina di Alba nel Novecento". Scrive su alcune riviste (Barolo & Co.; Slowfood; L’Asssaggiatore; Itinerari in Piemonte). E’ Maestro Assaggiatore di formaggi e ricopre la carica di Vicepresidente dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi); tiene lezioni di degustazione dei vini e dei formaggi, organizza corsi di scuola di cucina presso i ristoranti di Langa. Dai corsi di cucina ha tratto due ricettari: "Cucinando col vino" e "Cucina d’autunno".

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