Il pranzo dei coscritti

Il gusto è il buon senso del genio (Chateaubriand, Saggio sulla letteratura inglese).

Quando a fare il soldato non ci andavano tutti, si tirava il biglietto numerato: a chi toccava in sorte il numero più alto era concesso l’esonero. Prima di partire per la ferma, i coscritti organizzavano un pranzo cui seguiva sovente la veglia danzante. Era il momento felice degli addii prima della caserma. Gli incontri conviviali hanno sempre sottolineato i punti cruciali della vita di un uomo. Per un uomo, il disné ‘d tiré ‘l bièt è il più importante e costituisce un traguardo che è anche nuova partenza. Mentre quello del matrimonio è, per certi versi, un atto dovuto nel quale si è comprimari insieme alla moglie, il pranzo del coscritto è invece vissuto con estrema partecipazione perché il ragazzo si sente ormai adulto, perché l’essere coscritto è l’anello di congiunzione tra il mondo dei ragazzi e il mondo degli uomini.

E poi si tiene a vent’anni, quando ogni cosa è infinitamente bella, tutto sembra a portata di mano. Il vero pranzo di leva è quello dei coscritti. Un tempo si era coscritti per parecchi giorni, col foulard tricolore al collo. Erano i giorni dell’iniziazione alla vita, in tutti i sensi, quando a vent’anni si era più vecchi di adesso nel fisico, ma più innocenti nell’animo.

In questo menu autunno-invernale ho scelto vivande di schietta tradizione territoriale: la carne cruda e le cipolle ripiene tra gli antipasti e ancora un flan di cardi e bagna caoda che è, invece, una piccola novità veramente deliziosa. I piatti che seguono sono i tajarin al sugo di fegatini di pollo (chi ricorda ancora questo intingolo, l’unico e vero che deve rinvigorire i tagliolini all’uovo), la finanziera (piatto difficile, risultato di odioamore perché piace o non piace, Lapalisse permettendo), il brasato al Barolo, il timballo di pere Martine (un dolce estinto, ahimé). I vini, tutti rossi: Dolcetto, Barbera e Barolo; per il dopo pranzo, il Barolo Chinato, una bevanda aromatica e digestiva, gloria dei nostri nonni.

Infine lunga vita ai ventenni di oggi da parte di chi vent’anni li ebbe alla fine degli anni Sessanta, quei mitici e sconvolgenti anni Sessanta! Lunga vita a questi ventenni nati negli anni di piombo. E un consiglio: aggiungete un posto a tavola, sempre, in tutte le occasioni.

Su Armando Gambera

Graduated in chemistry near the University of Turin, he is university professor of chemistry in the secondary schools: Armando Gambera is cheese taster and Vice president of ONAF (National Organization Cheese Tasters); he organize lessons of wines and cheese tasting and training courses of cooking near the restaurants of Langa. From the cooking courses he has extracted two prescription pads: "Cooking with the wine" and "Autumn Kitchen".

---------------------------------

Laureato in chimica presso l’Università di Torino, è professore di chimica nelle scuole superiori. Da parecchi anni si dedica allo studio e alla ricerca nel campo della cucina, dei vini e dei formaggi, in particolare delle Langhe. Collabora alle guide del settore pubblicate dallo Slow Food ("Osteria d’Italia", "Le strade del Barolo", "Barolo e Barbaresco", "Guida delle Langhe e del Roero", "Le ricette delle osterie di Langa", "Formaggi d’Europa"). Per la Cantina Comunale di La Morra ha scritto i libri: "La cucina e i vini di La Morra", "La vigna in etichetta, storia del Barolo di La Morra". Su "Il grande libro della cucina di Alba", edito dalla Famija Albeisa, compare la sua monografia "La cucina di Alba nel Novecento". Scrive su alcune riviste (Barolo & Co.; Slowfood; L’Asssaggiatore; Itinerari in Piemonte). E’ Maestro Assaggiatore di formaggi e ricopre la carica di Vicepresidente dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi); tiene lezioni di degustazione dei vini e dei formaggi, organizza corsi di scuola di cucina presso i ristoranti di Langa. Dai corsi di cucina ha tratto due ricettari: "Cucinando col vino" e "Cucina d’autunno".

Cosa ne pensi?

*