Tipo di piatto:

Stagione:

Ricorrenza:

Vini abbinati:

Frisse

Ingredienti

  • 400 g di carne di maiale intercostale moderatamente grassa
  • 200 g di fegato di maiale
  • 100 g di salsiccia
  • 80 g di parmigiano grattugiato
  • un tuorlo d’uovo
  • 10 bacche di ginepro
  • noce moscata
  • cannella
  • sale
  • pepe
  • omento di maiale (risèla o retìna) q.b. (oppure un cavolo verza)
  • olio d’oliva e burro in parti uguali per frittura
  • un bicchierino di gin

Procedura

Sul tagliere tritate con la mezzaluna affilata la carne (va bene anche la coscia) e il fegato di maiale; unite poi la pasta della salsiccia sbriciolata, il parmigiano grattugiato, le bacche di ginepro schiacciate, la noce moscata e la cannella. Amalgamate questi ingredienti una prima volta; poi salate, pepate, aggiungete il rosso d’uovo e impastate nuovamente. Con le mani fate delle palline grosse come noci e avvolgetele nell’omento del maiale. Se non avete l’omento, prendete delle foglie di cavolo verza passate nell’acqua bollente per qualche minuto e con esse foderate la noce di carne, aiutandovi eventualmente con uno stecchino.

Cuocetele a fuoco moderato in padella con olio e burro; a fine cottura ravvivatele con una spruzzata di gin che farete completamente assorbire. Se avete usato il cavolo, il gin non ci vuole.

Curiosita’

Queste frisse lamorresi sono parenti strette delle grive (nelle quali, però, non compare la salsiccia), ma più morbide perché leggermente più grasse. Ma le frisse di una volta (può darsi che la loro origine sia post-rinascimentale) contenevano anche polmone, cuore e cervella; la ricetta che vi presento, invece, l’ho avuta da Michele Brandino, alla seconda generazione di salumiere (il quale, per la verità, prima di chiudere bottega alla fine dei 1991, nelle sue frisse non metteva più la salsiccia, ma soltanto due terzi di carne intercostale e un terzo di fegato).

Se volete aggiungere anche il polmone e il cuore, ricordatevi di lessarli prima di amalgamarli con gli altri ingredienti. Le pallottoline delle frisse possono essere servite tre o quattro per piatto su una foglia d’insalata o di cavolo verza. Costituiscono pure uno dei tanti pezzi del fritto misto langarolo.

Su Armando Gambera

Graduated in chemistry near the University of Turin, he is university professor of chemistry in the secondary schools: Armando Gambera is cheese taster and Vice president of ONAF (National Organization Cheese Tasters); he organize lessons of wines and cheese tasting and training courses of cooking near the restaurants of Langa. From the cooking courses he has extracted two prescription pads: "Cooking with the wine" and "Autumn Kitchen".

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Laureato in chimica presso l’Università di Torino, è professore di chimica nelle scuole superiori. Da parecchi anni si dedica allo studio e alla ricerca nel campo della cucina, dei vini e dei formaggi, in particolare delle Langhe. Collabora alle guide del settore pubblicate dallo Slow Food ("Osteria d’Italia", "Le strade del Barolo", "Barolo e Barbaresco", "Guida delle Langhe e del Roero", "Le ricette delle osterie di Langa", "Formaggi d’Europa"). Per la Cantina Comunale di La Morra ha scritto i libri: "La cucina e i vini di La Morra", "La vigna in etichetta, storia del Barolo di La Morra". Su "Il grande libro della cucina di Alba", edito dalla Famija Albeisa, compare la sua monografia "La cucina di Alba nel Novecento". Scrive su alcune riviste (Barolo & Co.; Slowfood; L’Asssaggiatore; Itinerari in Piemonte). E’ Maestro Assaggiatore di formaggi e ricopre la carica di Vicepresidente dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi); tiene lezioni di degustazione dei vini e dei formaggi, organizza corsi di scuola di cucina presso i ristoranti di Langa. Dai corsi di cucina ha tratto due ricettari: "Cucinando col vino" e "Cucina d’autunno".

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