La chiesetta agreste di Santa Maria dell’Oriolo rappresenta la prima fondazione ecclesiastica di Montelupo, esistente ancor prima che il borgo duecentesco fosse edificato. La cappella si trova fuori dall’abitato in direzione di Sinio, poco distante da quello che fu il primo insediamento della zona: la borgata altomediovale del Riolo, anticamente chiamata dell’Oriolo o Oriolo dove sorgeva una villa con castello. La cappella si erge su di un piccolo poggio affacciato sulla Valle Talloria, da cui si possono ammirare le colline di Serralunga d’Alba. Sebbene l’attuale edificio sia stato eretto nel 1712 e il campanile sia di origine ottocentesca, la prima fondazione di Santa Maria dell’Oriolo risale all’alto medioevo. Il nome di Santa Maria dell’Oriolo potrebbe derivare dall’appellativo latino rivolum, perché nei documenti antichi veniva indicata come Sacellum Beatae Virginis ad rivolum, in riferimento al rio Riolo che passa alla base della collina e si getta nel torrente Talloria.

Con ogni probabilità, Santa Maria dell’Oriolo fu la prima chiesa parrocchiale di Montelupo almeno fino al ‘200, quando il borgo in costruzione non si era ancora dotato di una sua edificio religioso. Non era infatti raro che le antiche parrocchiali sorgessero fuori dalla villae, anche a notevole distanza dal centro abitato. Dopo la costruzione della parrocchiale vecchia di Montelupo (l’attuale chiesa dedicata al SS. Nome di Gesù e a Francesco di Sales risalente al XIII secolo), è probabile che Santa Maria dell’Oriolo sia stata progressivamente abbandonata, cadendo in rovina. Cosicché nel del XVIII secolo, come si legge nella Visita Apostolica del 1730, la cappella di Santa Maria dell’Oriolo fu «de novo redificata» grazie alle elemosine della comunità di Montelupo, cui la chiesa tutt’ora compete.

Su Gabriele Pieroni

Non avendo precisi ricordi del momento, secondo l’attendibile testimonianza della madre Giuseppina sarebbe venuto alla luce in una gelida nottata di gennaio fra le colline delle Langhe, ad Alba, il penultimo giorno disponibile per il Capricorno. Siamo nell’anno più Orwelliano del’900 e di lì a poco – rumors riportano «con suo profondo rammarico» – Berlinguer avrebbe pronunciato il fatal discorso di Piazza della Frutta, lasciando un incolmabile vuoto. Il tempo della politica era però in procinto di lasciare il passo alla televisione, le Camere alle telecamere e le ideologie cedere di fronte al più appetibile «posto al sole». Chi lo conosce sostiene che vorrebbe essere in grado di scrivere una Grande Narrazione. Per ora si accontenta di diventare un buon giornalista. Laureato magistralmente in Filologia Moderna con tesi su Pirandello poeta, frequenta attualmente il Master in giornalismo "Walter Tobagi", Università degli studi di Milano. Ha pubblicato il suo racconto, Una luna d'acciao, in "I migliori scrittori piemontesi under 25", edizioni Cattedrale.

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