È assai probabile che la vecchia parrocchiale di Montelupo, la cui facciata corre parallela alla via Umberto I che divide in due la città (pochi passi più in basso dell’attuale parrocchiale), sia stata costruita mentre si andava edificando il borgo nel corso del Duecento. È possibile che questa chiesa fosse dapprima un semplice oratorio, e piano piano si sia ingrandita e abbia sostituito le funzioni parrocchiali della precedente Santa Maria dell’Oriolo, progressivamente abbandonata.

La prima notizia storica che attesta l’esistenza di questo edificio cultuale è tuttavia del 1574, in occasione della visita del Vescovo di Alba, Vincenzo Marino, che nella sua relazione sulle proprietà della Diocesi nella zona annota anche l’esistenza di un altro luogo sacro: si tratta dell’ormai scomparsa detta Santa Maria de Solario, oggi inglobata nella cascina denominata Cascina del Solaio. È dunque possibile – e rilievi architettonici lo confermerebbero –  che l’impianto della vecchia parrocchiale sia più tardo, e vada spostato al XV secolo e non al XIII, quando è ancora utilizzata la cappella campestre della borgata Riolo.

La vecchia parrocchiale di Montelupo è un edificio a due navate con umile facciata a capanna senza ornamenti, sormontato da un campanile quadrato aperto da quattro finestroni a tutto sesto alla cui sommità, giusto al di sotto del tetto, sono visibili quattro mascheroni antropomorfi di antica tradizione (come se ne trovano nella pieve duecentesca di Cortemilia o nella bifora quattrocentesca della cassaforte di Sinio).

Nel corso del 1600 la parrocchiale fu ampliata e al corpo ad una sola navata ne fu aggiunta una laterale destra, visibile grazie allo scalino creata dal pilastro addossato a mo’ di lesena sulla facciata. La chiesa subì vari rimaneggiamenti e ristrutturazioni nel XVIII, ma lo stato sempre più precario dei muri e la continua manutenzione, convinsero la comunità e i nobili del luogo ad edificare una parrocchiale nuova. Così la chiesa di Santa Maria fu ceduta alla confraternita dei Disciplinati, che la dedicarono al SS. Nome di Gesù e San Francesco di Sales, e là vi apposero un quadro del santo in preghiera fra glia angeli, oggi conservato nella nuova parrocchia di Montelupo.

Su Gabriele Pieroni

Non avendo precisi ricordi del momento, secondo l’attendibile testimonianza della madre Giuseppina sarebbe venuto alla luce in una gelida nottata di gennaio fra le colline delle Langhe, ad Alba, il penultimo giorno disponibile per il Capricorno. Siamo nell’anno più Orwelliano del’900 e di lì a poco – rumors riportano «con suo profondo rammarico» – Berlinguer avrebbe pronunciato il fatal discorso di Piazza della Frutta, lasciando un incolmabile vuoto. Il tempo della politica era però in procinto di lasciare il passo alla televisione, le Camere alle telecamere e le ideologie cedere di fronte al più appetibile «posto al sole». Chi lo conosce sostiene che vorrebbe essere in grado di scrivere una Grande Narrazione. Per ora si accontenta di diventare un buon giornalista. Laureato magistralmente in Filologia Moderna con tesi su Pirandello poeta, frequenta attualmente il Master in giornalismo "Walter Tobagi", Università degli studi di Milano. Ha pubblicato il suo racconto, Una luna d'acciao, in "I migliori scrittori piemontesi under 25", edizioni Cattedrale.

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