I Conti Rangone furono la più importante dinastia di Montelupo Albese. Ebbero possedimenti e palazzi in Montelupo, Diano e Alba, città dove solevano risiedere e della quale, nel corso del ‘700, divennero una delle più importanti e facoltose famiglie.

Nascita di una casata

Le prime notizie certe sui Rangone di Montelupo risalgono alla metà del XVII secolo, quando Filippo Buriano, conte dal 1674, ottenne dal marchese Giulio Rangone il cognome di quest’ultimo. Filippo Buriano-Rangone consegnò Montelupo (che aveva acquistato nel 1669) alla sorella Cecilia Zocca di Diano, da cui discende il ramo della casata che tenne il feudo di Montelupo. Il figlio di Cecilia Zocca, Carlo Filippo, divenne il primo conte Rangone di Montelupo nel 1686. Fra i suoi discendenti illustri, la casata dei Rangone di Montelupo diede i natali allo storico Melchiorre Rangone e all’ingegnere Carlo Francesco. Il primo fu erudito e amante dell’antichità, maestro del grande erudito settecentesco Giuseppe Vernazza. Il secondo prolifico architetto, le cui opere si possono ancora oggi ammirare in molte chiese e palazzi dell’Albese.

Melchiorre Rangone (1734 – †)

Melchiorre Rangone dedicò la sua vita agli studi. Fu grande cultore di antichità, esperto di numismatica e araldica, paziente ricercatore di genealogie illustri. Sotto i suoi insegnamenti e le sue cure crebbe la vorace curiosità e l’attenzione per il passato del barone Giuseppe Vernazza, uno dei più illustri eruditi del ‘700 cui si devono una serie sconfinata di notizie storico-archeologiche sul passato del Piemonte e dell’Albese. La fama di Melchiorre Rangone e Giuseppe Vernazza giunse anche ai Duchi di Savoia, che li incaricano della ricerca di documenti inerenti la storia della Real Casa.

Carlo Francesco Rangone (1721-1788)

L’ingegnere Carlo Francesco Rangone venne investito conte il 19 maggio 1744 e titolato successivamente nel 1778. Fu ingegniere del genio militare Sabaudo e figura di rilevo nella vita cittadina di Alba, dove aveva preso casa. Entrato a far parte della Confraternita dei Pellegrini (congregazione di laici che partecipavano e animavano i riti e le funzioni religiose e si dedicavano a opere di beneficenza e solidarietà) ne fu priore per due volte, nel 1757 e nel 1778. È in questo periodo che la famiglia Rangone si distingue quale illustre casata dell’Albese, attiva nella vita politica e sociale come in quella culturale. I Rangone, ad esempio, in collaborazione con altre famiglie nobiliari acquistarono e resero illustre il Teatro Civico di Alba, e nel 1783, in occasione della visita dei Savoia, furono tra i primi ad essere invitati al banchetto reale.

Opere

Il conte Francesco Rangone fu architetto e disegnatore. Dopo il servizio militare si dedicò a progettare chiese e palazzi ancora oggi visibili in diverse località delle Langhe e del Roero, specie in quei paesi che facevano parte del circondario della città di Alba. Ad oggi al Rangone vengono attribuiti i progetti della monumentale parrocchiale di Diano d’Alba, dedicata a San Giovanni Battista ed edificata nel 1763; la parrocchiale di San Lorenzo di Rodello del 1766; la massiccia chiesa dei Santi Cosima e Damiano in via Vittorio Emanuele ad Alba (1786) e il coro dellaparrocchiale di San Giovanni Battista di Barbaresco, del 1789. Al conte Francesco Rangone si fanno risalire anche i lavori di ristrutturazione del Castello di Monticello (eseguiti nel 1786) e a suo figlio, Carlo Emanuele Rangone, sono da attribuirsi i disegni del rifacimento della parrocchiale di Sinio, dedicata a San Frontiniano (1821-25).

La parrocchiale di Montelupo

Di dubbia attribuzione, infine, è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Vergine Assunta di Montelupo, feudo dei Rangone. La tradizione vorrebbe quest’edificio frutto dell’ingegno di Carlo Francesco, forse come omaggio all’ illustre concittadino che onorò della sua opera molti dei paesi limitrofi. Ma non il proprio, a quanto pare.  Le attente ricerche archivistiche di Walter Accigliaro riportano infatti la chiesa a più umili origini. A progettarla e a seguirne i lavori di edificazione fu, con ogni probabilità, un borghese di Alba: l’ingegner Lorenzo Bergui, i cui disegni preparatori sono conservati nell’archivio del Comune di Montelupo. Al conte, tuttavia, possono essere attribuite le acquasantiere, che riportano la scritta: «Comes Carolus Franciscus Rangonus F(ecit) F(ieri) 1772».


Su Gabriele Pieroni

Non avendo precisi ricordi del momento, secondo l’attendibile testimonianza della madre Giuseppina sarebbe venuto alla luce in una gelida nottata di gennaio fra le colline delle Langhe, ad Alba, il penultimo giorno disponibile per il Capricorno. Siamo nell’anno più Orwelliano del’900 e di lì a poco – rumors riportano «con suo profondo rammarico» – Berlinguer avrebbe pronunciato il fatal discorso di Piazza della Frutta, lasciando un incolmabile vuoto. Il tempo della politica era però in procinto di lasciare il passo alla televisione, le Camere alle telecamere e le ideologie cedere di fronte al più appetibile «posto al sole». Chi lo conosce sostiene che vorrebbe essere in grado di scrivere una Grande Narrazione. Per ora si accontenta di diventare un buon giornalista. Laureato magistralmente in Filologia Moderna con tesi su Pirandello poeta, frequenta attualmente il Master in giornalismo "Walter Tobagi", Università degli studi di Milano. Ha pubblicato il suo racconto, Una luna d'acciao, in "I migliori scrittori piemontesi under 25", edizioni Cattedrale.

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